Sicurezza sul lavoro in Italia: una testimonianza

Dalla burocrazia alla cultura della prevenzione

Il mio percorso nel mondo della sicurezza sul lavoro è iniziato nel 2006, assistendo le aziende clienti dello studio di consulenza del lavoro di mio marito.

All’epoca, la necessità principale era pratica: ottenere il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), indispensabile per accedere alle agevolazioni per le assunzioni. Le imprese dovevano dichiarare di essere in regola con gli obblighi in materia di sicurezza.

Da un lato, questo sistema facilitava i controlli, poiché le aziende venivano “attenzionate” e sottoposte a verifiche; dall’altro, le politiche di governo, in accordo con le sigle sindacali, estendevano gli obblighi ben oltre i confini della cantieristica.

L’epoca delle “valutazioni sulla carta”

Per anni, la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) era percepita come un obbligo solo per le aziende a rischio alto.

Tutte le altre presentavano un’autodichiarazione di valutazione all’Ispettorato del Lavoro per farla timbrare. In pratica, la sicurezza restava quasi sempre confinata alle carte, inclusa la formazione.

I DVR erano spesso custoditi negli armadi, consegnati dai professionisti e mai consultati, fino a un controllo ispettivo. Spesso, le valutazioni risultavano inappropriate, facendo scattare sanzioni immediate.

Solo successivamente furono introdotte metodologie più rigorose, recepite dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e dai Paesi UE, per armonizzare le leggi e uniformare le procedure.

L’evoluzione normativa e il rigore scientifico

L’Italia è stata spesso tra le ultime a recepire le direttive europee. Ad esempio, venne sanzionata perché non dimostrò l’attuazione della valutazione dello stress lavoro-correlato nei tempi previsti dall’UE.

Fu quindi necessario adeguarsi, introducendo le metodologie INAIL e intensificando i controlli, anticipando con rapidità le modalità di redazione del DVR.

In quegli anni, la “mamma” della sicurezza era il D.Lgs. 626/1994, noto a medici del lavoro, ispettori, geometri, ingegneri e architetti. Per redigere i documenti si utilizzavano le linee guida dell’Ispesl (poi accorpato all’INAIL).

Questa banca dati permise di passare a un’analisi statistico-descrittiva dei rischi, introducendo concetti chiave come “rischio atteso”, mansione e ambiente.

Un DVR che sfruttava i dati Ispesl era considerato un buon lavoro; al contrario, un documento con rischi generici o non pertinenti tradiva l’uso del temuto “copia e incolla”, con sanzioni quasi certe.

Dal Testo Unico alla responsabilità condivisa

Con il D.Lgs. 81/2008, il nuovo Testo Unico per la Sicurezza, abbiamo finalmente uno strumento che ordina le norme precedenti in un sistema in continuo aggiornamento. È complesso, ma fondamentale per individuare riferimenti certi e definire le responsabilità.

La sicurezza non è un mazzo di chiavi consegnato da un consulente per “mettere in regola” l’azienda. La responsabilità inizia dall’identificazione e valutazione dei rischi — obblighi inderogabili del datore di lavoro — e prosegue con la partecipazione attiva di tutte le figure coinvolte: il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), il medico competente e, soprattutto, i lavoratori.

Solo se formati e informati, i lavoratori diventano una base consapevole e proattiva, indispensabile per l’efficacia di un impianto aziendale che si adatti alle dinamiche produttive.

Una sfida culturale per il futuro

L’Articolo 30 del D.Lgs. 81/2008 richiama la responsabilità amministrativa dell’azienda, affiancata a quella penale del datore di lavoro.

Oggi la sicurezza deve essere vista come un traguardo di competitività e benessere, adottando politiche della qualità e sistemi di gestione moderni. Senza questi strumenti, il rischio è che gli adempimenti rimangano un controllo chiuso in un cassetto, lasciando il lavoratore esposto ai pericoli.

La salute parte dalla cultura. Non deve più essere deriso chi lavora seguendo le procedure o utilizza dispositivi di protezione senza manomettere le macchine.

La sicurezza si fonda sul rispetto dei ruoli e sulla consapevolezza che ogni lavoratore ha obblighi verso sé stesso e i colleghi: non può rifiutare formazione, visite mediche o addestramento.

Un ultimo richiamo va alla campagna di sensibilizzazione del Governo, che promuove nei giovani una cultura della sicurezza, capace di superare le reticenze di chi “per lavoro non si ferma”.

Sono le nuove generazioni a poter rigenerare il lavoro con approcci innovativi, dimostrando che salute e sicurezza si riflettono in luoghi di vita migliori per tutti.

Come formatrice, dico sempre che l’addestramento non è un atto burocratico, ma la vera garanzia per la sicurezza del lavoratore.

Dott.ssa Francesca Maggiulli
Consulente del Lavoro RSPP – Formatore Sicurezza sul Lavoro

Riferimenti Normativi e Bibliografici

  • Quadro Europeo: Direttiva 89/391/CEE e Accordo Quadro Europeo sullo stress lavoro-correlato (2004).
  • Pietre Miliari Italiane: D.P.R. 164/1956, D.Lgs. 626/1994, D.Lgs. 81/2008.
  • Responsabilità d’Impresa: Art. 30 D.Lgs. 81/2008 e D.Lgs. 231/2001.
  • Fonti Tecniche: Linee Guida ISPESL/INAIL per i cantieri temporanei e mobili e metodologie INAIL per la valutazione dei rischi specifici.
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